la Sinagoga di Ostia Antica
   
 
La sinagoga (dal greco: "luogo in cui si sta insieme") rappresenta l'edificio comunitario più importante dell'ebraismo fin dalla distruzione del II Tempio di Gerusalemme avvenuta sotto Tito nel 70 d.C., ma è opinione comune che le sue origini risalgano all'esilio in Babilonia, successivo alla distruzione del I Tempio (Nabucodonosor, 586 a.C.) ed è indubbia la sua diffusione dopo il ritorno in Israele (538 aC.).
Dopo la sua definitiva distruzione, il Santuario di Gerusalemme rimase nel ricordo del popolo ebraico come simbolo della perduta identità nazionale, molte delle sue funzioni vennero trasferite alla sinagoga e altre furono espressamente vietate (il sacrificio, ad esempio, che fu sostituito con la preghiera). Dal I secolo della nostra era, pertanto, la sinagoga si confermò il centro della vita quotidiana degli Ebrei come luogo di culto, di lettura, di studio e insegnamento della Torà.
Il Tempio di Gerusalemme non è stato più ricostruito, ma in ogni località di insediamento ebraico venne costruita almeno una sinagoga.
   
 
 

Ostia Antica
pianta generale
percorso per la Sinagoga

     
 
L'architettura delle sinagoghe è influenzata principalmente dal contesto socioculturale in cui esse vengono innalzate. Non esistono particolari prescrizioni che ne determinino l'aspetto esteriore mentre, per l'interno, esse sono soggette ad alcune regole dettate dai rabbini nel corso dei secoli. Ciò nonostante alcune costanti rivelano orientamenti alquanto simili nelle varie comunità diasporiche.
Numerose fonti antiche testimoniano l'importanza dell'acqua per i bagni o per abluzioni rituali da effettuarsi prima di alcuni atti liturgici ma è ovvio che non sempre fosse possibile costruire sinagoghe in vicinanza di una fonte d'acqua naturale (mare, fiume, pozzo) e si ovviò con l'inserimento di cisterne e bacini, peraltro utilizzabili anche per altri scopi, presso l'ingresso degli edifici stessi.
Dall'osservazione delle prime sinagoghe pervenuteci si è notato che molte presentano l'ingresso orientato verso Gerusalemme (a Est, per l'area mediterranea) anche se quest'uso sembra essere stato abbandonato nel momento in cui l'arca contenente la Torà, un tempo portatile, venne fissata proprio sul muro orientale. E' anche prescritto di far precedere l'ingresso da uno spazio (atrio, porticato o quant'altro) per creare una sorta di stanza di compensazione tra la realtà quotidiana e il mondo sacro. Pertanto, i rabbini ritennero che fosse meglio entrare avvicinandosi all'arca con un segno di rispetto verso di essa non direttamente, ma con un percorso di avvicinamento graduale.
     
Altra caratteristica generale da notare è quella per cui, basandosi sulla pratica di Daniele di pregare guardando Gerusalemme dalla finestra (Dan. 6,11), sia stato stabilito che le sinagoghe dovessero avere delle finestre; successivamente si è raccomandato di costruirle nel punto più alto possibile per sovrastare le case circostanti nonché per facilitare la visione del cielo, fonte di ispirazione per i fedeli.
Gli oggetti più sacri, all'interno di una sinagoga, sono i rotoli della Legge che vengono conservati all'interno dell'arca santa, nascosta dietro ad una tenda e davanti alla quale arde un lume perenne. Questa sistemazione ricorda quella del Santuario laddove una cortina celava il Sancta Sanctorum nel quale solo i sacerdoti potevano entrare. Sebbene in misura minore rispetto al Tempio, la sinagoga ne condivide il carattere sacro in quanto suo sostituto simbolico; al suo interno gli oggetti rituali e lo spazio stesso aumentano la loro valenza sacrale quanto più sono vicini all'arca e ai rotoli della Torà. Al centro dell'aula o davanti all'arca, a seconda delle varie tradizioni, è disposta la piattaforma sopraelevata per la lettura. La zona per le donne è disposta separatamente.
 
Ostia Antica, sinagoga.
Ricostruzione ideale dell'edicola
(aron ha-qodesh)
     
 
Veduta del complesso della sinagoga durante la prima campagna di scavi (1961)
Sinagoga,
assonometria
 
La sinagoga di Ostia fu rinvenuta nel 1961 durante i lavori di costruzione della strada diretta all'aeroporto di Fiumicino: in assenza di testimonianze storiche, è un'eloquente testimonianza della presenza ebraica all'interno del contesto multi-etnico e quindi multi-religioso della città. Essa rappresenta una delle più antiche testimonianze archeologiche dell'ebraismo della diaspora (è posteriore solo a quella di Delo, del I. sec. a.C.) e molte sue caratteristiche tipologiche si possono accostare ad altre sinagoghe dell'antichità. Ubicato in prossimità dell'antica linea di costa, lungo quella che poi sarà l'antica via Severiana, l'edificio presenta una tecnica edilizia che a Ostia è ampiamente utilizzata nella seconda metà del I secolo d.C. Fu edificato probabilmente a seguito della costruzione del porto voluto dall'imperatore Claudio (41-54) che portò all'incremento del volume dei traffici commerciali della città e ad un conseguente aumento della popolazione - anche ebraica - ivi residente. Di questa prima fase edilizia rimangono parti del muro perimetrale e altri muri che permettono di delineare le dimensioni più contenute dell'edificio: la sala centrale era più piccola ma già con il propileo monumentale e le tre entrate sulla fronte. la parte frontale con la stanzetta attigua dovevano formare un unico vano, forse con le stesse funzioni della più tarda stanza coi banconi.
     
 
Subì delle modifiche e qualche ingrandimento durante i due secoli successivi, per poi arrivare ad una più ampia ristrutturazione all'inizio del IV; i segni del suo abbandono sono da datare nel corso del V secolo.
Il monumento pervenutoci è costituito da una serie di ambienti disposti in direzione est-ovest su un'area di m. 23,5x36,6 affacciati su un corridoio, perpendicolarmente alla strada da cui si accede.
Originariamente la sinagoga era costituita da una grande aula rettangolare e con il lato breve di fondo incurvato, preceduta da un ingresso reso monumentale con quattro colonne poste come passaggio intermedio tra l'ambiente rettangolare (vestibolo), posto trasversalmente all'aula, e la stessa.
Intorno ai tre muri erano disposte delle panche e, sul lato di fondo, era sistemata anche la tevà, cioè il pulpito dal quale si recitano le preghiere.
Questa sistemazione vide una trasformazione, forse nella seconda metà del li secolo, con la creazione di tramezzi che dovettero cambiare la destinazione d'uso del vestibolo. Anche la creazione di un basso bacino impermeabile, da mettere in relazione col vicino pozzo con cisterna, è da considerarsi il luogo per il bagno o per le abluzioni e/o per le aspersioni rituali (miqwé).
       
 
 

Ricostruzione
della prima fase della sinagoga

 
In tal senso queste strutture idrauliche non dovevano essere in contrasto con la vicina presenza del mare sono, forse, testimonianza dell'introduzione di differenti rituali.
Gli ambienti della sinagoga oggi visibili rispecchiano, però, le trasformazioni dell'edificio avvenute nel IV secolo quando il complesso fu ingrandito mediante la creazione di una nuova sorta d'ingresso a corridoio, con accesso a gomito e con la chiusura dello spazio tra l'edificio principale e l'edificio di abitazione posto a ovest, creando un ulteriore vasto ambiente con banconi alle pareti. In uno degli spazi del vestibolo originario si creò una cucina con forno e con i recipienti per le derrate alimentari interrati, mentre all'interno dell'aula fu costruita un'edicola che costituisce il deposito dei rotoli della Legge (Torà) detta in ebraico arOn ha-qodesh. Questa struttura, estremamente articolata, determina un nuovo fondamentale centro d'interesse liturgico all'interno dell'aula ed è costituita da un muro semicircolare preceduto da due colonnine con le mensole che sorreggevano la trabeazione decorate con una menorà (candelabro a sette bracci) affiancata da uno sho far (corno di montone) e da un lu/av con etrog (fascio di tre specie vegetali accompagnato da un cedro). Le pareti sono rifinite con un paramento a lastre marmoree colorate.
   
 
 
Ostia Antica, sinagoga, Il forno
 
Questa nuova sistemazione dell'area conferma quanto noto dalle fonti, cioè che le sinagoghe servissero anche da ostello per viaggiatori ebrei, per i mercanti o per i poveri o, come anche attestato, che gli officianti del culto potessero risiedere all'interno di esse. Nel caso di Ostia, è stato recentemente proposto che questi ultimi potessero risiedere nell'edificio posto ad ovest della sinagoga. Le strutture, ancora parzialmente visibili, testimoniano che anche questo edificio subì le stesse vicende edilizie della sinagoga ed, in particolare, che l'ambiente meridionale è stato trasformato in ninfeo.
 

 

 

 

 

Ostia Antica,
edicola della sinagoga.
Mensola con memorà

       

Testo di Micaela Vitale tratto dalla pubblicazione a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Ostia